Scoppia il caso della “Kavo” di Nervi: azienda smantellata all’insaputa dei lavoratori
Tutto è iniziato con un blitz a Genova Nervi: i tir che sono arrivati nella notte in via del Commercio e che alle prime luci dell’alba hanno iniziato a smantellare apparecchiature e macchinari della Kavo Promedi. Protetti da guardie armate. È iniziata così la giornata che ha lasciato a bocca aperta i rappresentanti sindacali della Fiom e soprattutto i lavoratori, all’oscuro delle intenzioni che l’azienda aveva appena messo in campo. Sono stati proprio gli operai a chiamare la polizia, perchè pensavano che fosse entrato qualcuno nella struttura per rubare. Poi l’amara sorpresa. Amara anche per la Fiom i cui rappresentanti si sono precipitati sul posto: <È stata una vera e propria barbarie, un atto fatto in modo delinquenziale – ha accusato duramente Bruno Manganaro, segretario provinciale della Fiom – una cosa del genere a Genova non si era mai vista>. Tutto si è svolto in modo improvviso, dall’azienda non era arrivato alcun segnale di quello che sarebbe successo: <Avevamo incontrato l’amministratore delegato giovedì scorso – ha proseguito Manganaro – e non sembravano esserci problemi di alcun tipo, anzi. L’incontro era stato positivo>. La situazione si è fatta presto calda, nel pomeriggio i lavoratori sono intervenuti bloccando uno dei tir che stava partendo: in pochi minuti sono arrivati gli agenti di polizia e gli assessori allo sviluppo economico Rixi per la Regione e Piazza per il Comune.
<Ci aspettiamo di trovare le lettere di licenziamento per tutti i sedici lavoratori lunedì mattina, dato che sono state spedite ieri – ha proseguito Manganaro – alle 11 avremo un incontro in Confindustria che vedo già difficile. L’azienda ha preso la sua decisione>. Certo è che non sono stati rispettati i temini di legge secondo i quali i sindacati dovrebbero avere settantacinque giorni di tempo per la trattativa a partire dal giorno di spedizione delle lettere di licenziamento. Alla fine intorno alle 18.30 la trattativa davanti ai cancelli si è conclusa: a presidiare la fabbrica con l’obiettivo di non far partire i camion carichi dei macchinari dell’azienda che produce sedie e impianti per studi dentistici sono stati per tutto il giorno un gruppo di lavoratori insieme ai delegati della Fiom che hanno chiesto l’intervento delle istituzioni. <Alla fine – ha spiegato l’assessore allo sviluppo economico Emanuele Piazza – l’azienda ha capito di aver fatto una forzatura ed è stato deciso che il camion non partirà fino all’avvio del tavolo di trattativa nella sede di Confindustria>. Tecnicamente con il consenso dei lavoratori è stato deciso di svuotare il camion e farlo ripartire senza i macchinari. Insomma, una giornata all’insegna dello stupore più amaro, e di cui presto si avvertiranno le conseguenze. 


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